Narrativa e letteratura araba contemporanea

Sito personale di Federica Pistono

Primavera nella cenere ed altri racconti

Zakariyya Tamer è senz'altro uno dei più noti scrittori arabi di racconti brevi.

La silloge da me tradotta dalla lingua araba, composta di storie tratte da raccolte diverse, si articola in due sezioni, differenti per le tematiche trattate, ma anche per la lingua e lo stile.

La prima parte del libro si compone di racconti tratti dall'ultima raccolta di Tamer, Il porcospino. Si tratta di storie raccontate da un narratore bambino, un bambino damasceno di sei anni che guarda la realtà che lo circonda con occhi puri e innocenti, spesso in stridente contrasto con la visione del mondo degli adulti. Così, il piccolo narratore ci trasporta in un universo fatato, ci descrive una casa magica in cui, insieme alla famiglia, abitano i Jinn, che conducono una vita segreta, parallela a quella degli esseri umani; ci racconta di un cortile dove gli alberi parlano, intessono storie, gli uccelli narrano di mondi affascinanti, l'acqua della fontana ha una sua voce e un suo carattere, la gatta di casa parla, Il miglior amico è il vecchio muro di pietra.
Il finale è, però, amaro: ormai anziano, l'autore si volge indietro a guardare il passato felice, ma ormai lontano, perduto per sempre. Morti da anni gli amati genitori e i nonni, quasi esaurito il rapporto con l'unico fratello, ormai inattingibili l'innocenza e la felicità dell'infanzia: i ricordi, per quanto belli e gelosamente custoditi, non sono che una montagna di cenere. La lingua è un arabo classico sobrio e raffinato. Tamer non cede mai alla tentazione, comune a molti scrittori arabi contemporanei, di ricorrere al dialetto, neppure per i dialoghi.
Lo stile è piano e scorrevole, come si addice a un narratore bambino.

La seconda sezione del libro è composta invece da racconti tratti da varie raccolte: Il tuono, Primavera nella cenere, Le tigri nel decimo giorno. Il mondo descritto, questa volta, è quello degli adulti, ritratti con tutte le loro ansie, paure, speranze e perversioni. I temi sono diversi: si va dal racconto dai toni macabri in cui la giovane Lamia viene svegliata dal cadavere del marito di ritorno dal cimitero, alla storia di Yusuf che, nel giro di una notte, supera le contraddizioni dell'adolescenza e diventa uomo, alla storia di Abu Fahd e dell'agnello magico, che sembra tratto da Le mille e una notte.

Tanti racconti, tutti pervasi dalla sottile ironia di Tamer, che ci presenta un mondo non più magico e incantato ma spesso corrotto dall'avidità, dalla stupidità, dal rancore e dall'incomprensione.
Una vena di sottile pessimismo emerge da questi racconti:per quano i protagonisti si sforzino di raggiungere i loro obiettivi, sognino di realizzare un avvenire migliore, sono quasi sempre destinati alla delusione e alla beffa.
L'andamento del racconto è spesso in linea con la tematica prescelta: rapido, tumultuoso e concitato in alcuni casi, angoscioso e opprimente in altri, lento e delicato in altri ancora, in bilico tra sogno e realtà qualche altra volta.
La lingua è anche qui un arabo classico contraddistinto da sobrietà e leggerezza, lo stile stile riflette l'andamento del racconto, le scelte lessicali appaiono più ricercate.

Il libro è breve, estremamente leggibile e scorrevole, adatto a un pubblico vario, dagli specialisti ai comuni lettori.
I racconti sono tutti ambientati in Siria, paese non ancora percorso dal turismo di massa, che vanta una storia millenaria e il fascino di alcune caratteristiche antiche della cultura araba come l'ospitalità e il rispetto per l'altro.
Il lettore comune, che poco sa di mondo arabo e di Siria in particolare, può essere attratto dalle continue descrizioni di Damasco e dei suoi vicoli, brulicanti di vita di giorno, luoghi di avventure misteriose di notte.
Se Tamer è senz'altro espressione del suo paese, il messaggio che manda al lettore è tuttavia universale, svincolato dalle categorie di nazionalità e confessione religiosa.
Per tutte queste ragioni credo che valga la pena pubblicare questo libro.