Narrativa e letteratura araba contemporanea

Sito personale di Federica Pistono

L'oasi del tramonto

L'oasi del tramonto e', attualmente, l'ultimo romanzo di Bahaa Taher vincitore dell'International Prize for Arabic Fiction nel 2008. La storia, ambientata negli ultimi anni dell'Ottocento, narra la vicenda del governatore dell'oasi di Siwa, il maggiore Mahmud Abd al-Zahir, pseudonimo di un personaggio realmente vissuto. Come punizione per le sue implicazioni nella fallita rivolta urabista del 1882 contro l'invasione inglese dell'Egitto, Mahmud e' nominato Governatore della splendida quanto remota oasi di Siwa, sede di un insediamento berbero nel cuore del deserto. Gli abitanti dell'oasi, caratterizzati da usi e costumi tanto antichi quanto singolari, nonché da una lingua incomprensibile, sono stati assoggettati dall'Egitto solo recentemente, dopo secoli di indipendenza, e sono dicisi in due clan rivali in perenne conflitto. La nomina a Governatore di Siwa e' sinonimo di una morte quasi certa: i due precedenti governatori sono stati infatti assassinati dai Siwani, che mal sopportano la dominazione degli Egiziani, dai quali si sentono colonizzati e ai quali oppongono una fiera resistenza Mahmud e' accompagnato nella sua avventura dalla moglie irlandese Catherine, una studiosa di archeologia che spera di trovare nell'oasi le tracce di Alessandro Magno, passato a Siwa per cercare dall'Oracolo di Amon la confrma della propria discendenza da Zeus. Mentre lo sguardo di Catherine sul deserto e sull'oasi e' filtrato dal prisma della storia antica e dal desiderio di affermarsi come archeologa, Mahmud e' consumato dai rimorsi e tormentato dai fantasmi del proprio passato. L'ufficiale non riesce, infatti, ad assolversi per il comportamento tenuto, anni prima, durante l' inchiesta volta ad accertare le responsabilità dei militari accusati di collusioni con i ribelli, così come non può perdonarsi la durezza di cuore che ha allontanato da lui il grande amore della sua vita, la schiava Niama. Giunta nell'oasi dopo un periglioso viaggio attraverso il deserto, la coppia inizia una vita difficile: Mahmud e Catherine sono infatti circondati da un'invalicabile barriera di ostilità che li isola dagli abitanti dell'oasi, i rapporti con i quali sono assolutamente gelidi. Compito principale di Mahmud, nel suo ruolo di Governatore, e' quello di riscuotere le imposte, esageratamente elevate, richieste dal governo egiziano. La missione e' estremamente difficile dal momento che i Siwani non si sentono tenuti a pagare e tramano la rivolta contro il Governatore e la sua esigua guarnigione. Mentre Mahmud e' impegnato nel difficile, duplice braccio di ferro, tanto con i Siwani quanto con il governo del Cairo, al quale chiede una riduzione delle imposte dell'oasi, Catherine comincia le sue ricerche, convinta di essere sulle tracce del sepolcro di Alessandro Magno. Nell'isolamento dal mondo, la passione di Catherine per le antichità si trasforma in una vera ossessione, che la porte a violare le tradizioni dell'oasi e la pone in aperto conflitto con i Siwani, aggravando così la già problematica posizione del marito Duramente messo alla prova dalle difficoltà e dalla solitudine, il matrimonio di Mahmud e Catherine entra in crisi e si disgrega rapidamente. Nel dramma si introducono persone che potrebbero favorire la riconciliazione dei coniugi e la loro integrazione a Siwa: l'anziano Shaykh Yahya, un capo di uno dei due clan, la bella nipote di lui, Malika, che vorrebbe stringere amicizia con Catherine, la sorella minore di quest'ultima, Fiona, giunta a Siwa per tentare una cura alla tubercolosi in un luogo dal clima salubre e secco. Ma nulla sembra poter fermare il meccanismo della tragedia che, ormai innescato, procede inarrestabile verso la catastrofe: l'approccio amichevole della giovane Malika e' frainteso da Catherine e si conclude nel sangue, le condizioni di Fiona peggiorano, precipitando verso l'inevitabile epilogo. Mahmud e Catherine, dopo la morte del loro amore, soccombono, ciascuno a suo modo, ai propri incubi e alle proprie ossessioni. Il romanzo appare ricco di spunti e di elementi che stupiscono e affascinano il lettore. Il primo dato che balza agli occhi e' il continuo intreccio di piani temporali diversi: il presente, ossia l'ultimo decennio dell'Ottocento, caratterizzato, in Egitto, dalla dominazione britannica; un passato recente, risalente a una quindicina di anni addietro, al tempo della fallita rivolta capeggiata da Ahmd 'Urabi contro l'invasione inglese dell'Egitto, periodo sovente evocato nelle amare riflessioni di Mahmud; l'epopea di Alessandro Magno, con le guerre e le conquiste del re macedone, epopea che rivive costantemente nei discorsi e nei soliloqui di Catherine ; il periodo faraonico, infine, sempre presente come un fondale su cui si staglia l'azione dei personaggi. Il passaggio da un'epoca all'altra e'continuo, la narrazione e' contrassegnata da salti temporali che trasportano improvvisamente il lettore dal presente al passato e viceversa, senza mai fargli perdere di vista, comunque, il filo conduttore della vicenda. Un secondo elemento di sicuro interesse e' la descrizione dell'oasi di Siwa e dei suoi abitanti L'oasi e' splendida, un ambiente naturale fantastico, caratterizzato da immensi palmeti verdeggianti , da oliveti rigogliosi, da giardini fioriti, da fonti zampillanti e laghi blu che scintillano al sole, circondati dalla sabbia gialla del deserto. In quest'oasi meravigliosa sorgono due villaggi, Shali e Aghurmi. Shali e' una città fortificata, arroccata su un'altura, si erge come una piramide sul verde delle palme. Il viaggiatore che visita Siwa, oggi come ieri, rimane stregato dalla bellezza dell'oasi, ma anche dalla descrizione che Taher ci propone. Gli abitanti ci vengono presentati prima da, punto di vista antropologico, poi da quello umano e personale. Appartengono a una tribù berbera proveniente dal Maghreb, parlano una lingua propria, possiedono tradizioni antichissime, talvolta crudeli, come quella di segregare la vedova per mesi dopo la morte del marito. Inevitabile l'incomprensione con gli Egiziani, portatori di una cultura diversa e considerati dai Siwani alla stregua di colonizzatori. Il carattere fiero e bellicoso di questi abitanti li spinge, infatti, non solo a continue ribellioni agli Egiziani, ma anche a incessanti conflitti fra le due tribù dell'oasi, gli Sharqiyin (gli Orientali) e i Gharbiyin ( gli Occidentali). La storia della vita di Mahmud e Catherine nell'oasi e', dunque, la storia di un rapporto impossibile, di un contatto irrealizzabile tra due mondi diversi, tra i quali non passa alcuna comunicazione. Molto interessante risulta l'analisi psicologica dei personaggi, condotta da Taher con una semplicità stupefacente nel descrivere le situazioni più complesse dell'animo umano. Mahmud, l'ufficiale ribelle, e' il protagonista assoluto, l'archetipo dell'uomo battuto dagli eventi e dalle circostanze. Non ancora quarantenne, bello, affascinante, proveniente da una ricca e altolocata famiglia del Cairo, ha un carattere naturalmente incline alla malinconia e all'introspezione. Nella sua giovinezza, e' stato travolto dalla passione politica, che lo ha spinto ad aderire a una loggia massonica prima e a lasciarsi invischiare nella rivolta urbanista, poi. Dopo il fallimento della rivolta, e' stato costretto, davanti a una Commissione di inchiesta, anticamera della Corte marziale a ritrattare le proprie convinzioni, a negare la propria partecipazione alla rivolta. Prosciolto, ha continuato la carriera di ufficiale, senza pero' riuscire a perdonare se stesso per quello che considera un tradimento dei propri ideali e della propria patria. Allo stesso modo, si tormenta per non aver saputo legare a se' il grande amore della sua vita, una schiava, compagna dell'infanzia e della giovinezza. Mahmud, come altri personaggi di Bahaa Taher, e' un perdente, un uomo che non riesce ad accedere alla stabilita' e alla pace del cuore, troppo preso dal suo universo interiore, dal quale non trova scampo ne' rifugio. Resta dunque un personaggio "irrisolto", un enigma inaccessibile perfino a se stesso, con il suo innamoramento finale per la moribonda cognata Fiona. Indagando il suo lato oscuro, il lettore scende con lui negli abissi insondabili dell'animo umano, scoprendo che esistono livelli della nostra coscienza per giungere ai quali non e' stata ancora trovata una chiave di lettura. Se Mahmud e' un personaggio tragico, un uomo triste e introverso, sua moglie Catherine sembra contrapporsi a lui in modo speculare, costituire il suo esatto contrario. Volitiva e determinata, sicura della propria superiorità intellettuale e culturale, certa della validità delle proprie ipotesi, persegue con pervicacia l'obiettivo che si prefigge, quello di scoprire il sepolcro di Alessandro Magno, incurante di infrangere tabù millenari e di scatenare sul capo del marito la collera dei Siwani. Il dubbio do sbagliare non la sfiora mai, non si rende conto della realtà che la circonda, non capisce di irritare i locali con il suo abbigliamento maschile, con il suo modo di fare disinvolto, ma soprattutto con le sue ricerche nei templi dell'oasi, che gli abitanti interpretano come abominevoli pratiche magiche. Ma Catherine non ha occhi neppure per vedere le angosce di Mahmud, per capire le difficoltà in cui si dibatte, e si ritrova così ad assistere, impassibile e indifferente, alla disgregazione del suo matrimonio, come già era naufragato il suo primo matrimonio con il connazionale Michael. Neppure le sofferenze della sorella Fiona, sfiorata dalla morte, scalfiscono la durezza di Catherine ne' la distolgono dalla sua ossessione. Quando la giovane siwana Malika tenta amichevolmente di avvicinare la donna, quest'ultima scambia una semplice profferte di amicizia per un approccio omosessuale. Non appena si accorge di provare una forte attrazione per la ragazza, Catherine non esita a colpirla, condannandola così a una fine tragica Anche Catherine, dunque, non solo e' lontanissima dalla serenità e dalla pace interiore, divorata dall'ansia di ottenere fama e gloria con una scoperta archeologica, ma e' una sorta di monade, incapace di spostare lo sguardo da se' agli altri. Indimenticabile il personaggio di Malika, la giovane e bellissima siwana che cerca, con risultati catastrofici, di conquistare l'amicizia di Catherine . Fin dalla prima apparizione, si presenta come un simbolo della gioventù e della bellezza, pur segnata dall'amaro destino di un insopportabile matrimonio con un arrogante vegliardo. Ma Malika e' anche il simbolo della trasgressione: dopo la morte del decrepito marito, viola il divieto, imposto nell'oasi alle vedove, di uscire di casa, e vaga travestita da uomo. E' proprio in questi panni che si presenta a casa di Catherine, segnando così la propria rovina. Il romanzo ruota, quindi, intorno ai grandi temi delle passioni umane: l'amore, il coraggio, il tradimento, la paura, la violenza, l'ossessione che diventa pazzia. Tutti gli stati d'animo dei protagonisti sono indagati da Taher con rara profondità, sia pur in modo diretto e immediato. Dietro le parole semplici dei personaggi, si coglie una complessità umana che turba, possiamo intravedere forze oscure che strappano, via via, ai protagonisti le loro certezze quotidiane. Lo stile e' piano e scorrevole, il ritmo della storia spesso incalzante, cosicché il libro, pur corposo, si legge d'un fiato. La tecnica narrativa e' quella del racconto a più voci, ciascuna delle quali riferisce le vicende dal proprio peculiare punto di vista. Si alternano, così , le voci di Mahmud e Catherine, ma anche quelle di due capi dell'oasi, Shaykh Yahya e Shaykh Saber, e, addirittura, quella dello spirito di Alessandro Magno. La lingua e'l'arabo classico per la quasi totalità del romanzo, anche se l'antico idioma adoperato dall'Autore per i dialoghi dei Siwani conferisce a questi passi la freschezza e la spontaneità del linguaggio delle popolazioni berbere e beduine che, pur rimanendo ai margini delle grandi città, sopravvivono e conservano ancora oggi i loro tratti culturali e tradizionali specifici.