Narrativa e letteratura araba contemporanea

Sito personale di Federica Pistono

La notte dello straniero

Seduto sul letto della sua modesta stanza parigina, un giovane immigrato tunisino trascorre una notte insonne: consulta la sua rubrica, cercando qualcuno a cui telefonare, per spezzare il senso di solitudine e di spaesamento che lo assale. Il luogo è squallido, un'impersonale camera d'albergo in un quartiere di immigrati, a Parigi.

Il romanzo inizia con il protagonista-narratore che sfoglia la rubrica, che non è, però, popolata dai nomi dei parenti e degli amici lasciati in Tunisia, ma da quelli delle persone conosciute a Parigi. I nomi che sfilano davanti agli occhi del giovane tunisino sono quelli di altri immigrati come lui: ragazze conosciute nella metropolitana, ma anche tre amici tunisini che condividono l'esilio in Francia: Adel, uno studente, Hajj Hammuda e sua moglie, venuti a Parigi per curare la sterilità dell'uomo, e Su‘ad, una giovane donna che è stata l'amante del narratore.

Il protagonista non può chiamare nessuno di questi amici: Adel e Hammuda sono tornati in Tunisia, Su‘ad è scomparsa. Nella notte solitaria e silenziosa, il protagonista ripercorre dolorosamente le storie dei tre assenti.

Il romanzo termina laddove è cominciato, nella stanza del narratore che, superando il desiderio di ascoltare una voce familiare, abbandona la rubrica e compone un numero a caso:”Contrariamente a quello che pensavo, non ho dovuto aspettare a lungo, una voce mi ha raggiunto, una voce che si esprimeva con difficoltà, uno straniero come me”.

Ma il narratore decide di non parlare con lo sconosciuto.

L'Autore ci mostra come la consolazione di un estraneo non possa curare la solitudine e l'isolamento dell'esilio.

OSSERVAZIONI

Il romanzo è incentrato sul tema dell'isolamento, della solitudine che assalgono lo straniero lontano dalla patria. Ma il giovane tunisino protagonista del romanzo non è tormentato soltanto dalla malinconia, si dibatte in una condizione psicologica di ambiguità: in bilico tra due mondi, tra due paesi e due culture, sogna di realizzarsi in Francia ma non riesce a dimenticare la Tunisia, vorrebbe tornare in Tunisia ma non può rinunciare alla nuova vita a Parigi.

Assalito dai ricordi di un passato che non può tornare, tormentato dai sogni di un futuro che sa di non poter realizzare, il giovane si rende conto, nel giro di una notte, di non poter spezzare il cerchio di angoscia che circonda la sua vita: deve accettare la solitudine e la nostalgia, la voce di un altro straniero come lui non può offrirgli conforto, due stranieri non possono scambiarsi parole che ognuno dei due non conosca già.

Senza mai scivolare nel pathos, Selmi trasforma l'archetipo dell'immigrato maghrebino in un personaggio reale, pieno di umanità, ricco di tutte le vite che ha sognato, senza riuscire a vivere pienamente la propria.

Interessante notare come il romanzo sia ambientato nello spazio chiuso di una stanza. E' lo stesso Autore che, in un'intervista rilasciata a Samuel Shimon di Banipal, spiega la sua tendenza a “confinare i protagonisti in un piccolo spazio per tutto il romanzo, perché, in generale, preferisco romanzi con pochi eventi e luoghi”.

Torna così la condizione dello straniero, bloccato in una “sala di attesa esistenziale” tra il passato e il futuro, alimentata soltanto dai ricordi.