Narrativa e letteratura araba contemporanea

Sito personale di Federica Pistono

La conchiglia

Il romanzo racconta la vicenda di un prigioniero politico siriano, della sua drammatica detenzione nelle carceri del regime, dove, nonostante il progressivo scadimento dell'esistenza nella barbarie, riesce comunque a sopravvivere e a sperimentare un'esperienza di amore omosessuale.

Dopo sei anni trascorsi in Francia a studiare cinematografia, Musa, il protagonista, decide di tornare in patria, con la mente piena di idee e di progetti per il futuro. All'arrivo all'aeroporto di Damasco, è arrestato dalla polizia e condotto in un sinistro edificio, sede dei servizi segreti. Qui viene brutalmente picchiato e gli viene rivolta un'accusa assurda: quella di appartenere al movimento dei Fratelli musulmani, pur essendo cristiano. Si ritrova quindi a Tadmur, la terribile prigione del deserto, insieme a migliaia di altri detenuti. Comincia così il suo calvario di prigioniero in uno dei penitenziari più infami del Medio Oriente, in una detenzione che durerà tredici interminabili anni, un inferno in cui può sopravvivere grazie alla sua capacità di osservare, ascoltare, mandare a memoria le scene cui assiste, da cui ricaverà in seguito il suo diario. Riesce addirittura a vivere una delicata relazione amorosa con un compagno di prigionia.

Questa cronaca fatta di orrore quotidiano, torture, imbarbarimento spirituale e fisico, spersonalizzazione, è il racconto romanzato del lungo incubo vissuto da Mostafa Khalifa nelle carceri siriane durante il regime di Hafez al-Assad.

Un romanzo avvincente che assume la forma del diario di un prigioniero politico, rinchiuso per tredici anni in uno dei penitenziari più famosi del Medio Oriente. Il narratore, Musa, compone il diario nella mente mentre è in prigione, per scriverlo materialmente solo dopo il  suo rilascio.

La "conchiglia", che dà il titolo al libro, è il guscio, l'involucro anche materiale in cui il protagonista si avvolge per proteggersi, ma anche per osservare l'atroce realtà che lo circonda. Il romanzo trascina  il lettore nella profondità della complessa psicologia di Musa, così come in quella dei detenuti e dei carcerieri.

La sobrietà della narrazione, condotta in stile documentaristico, evidenzia la brutalità e la crudeltà che emergono da molte crude descrizioni. Il romanzo è un atto di accusa forte contro il regime siriano, ma si distingue come un grido universale per la giustizia e la libertà dalle persecuzioni politiche e dalla dittatura