Narrativa e letteratura araba contemporanea

Sito personale di Federica Pistono

Cristo iracheno

Dalle leggende del deserto iracheno ai miti delle foreste europee, i racconti di Blasim fondono fantastico e quotidiano, reale e surreale.
La sua prosa, che risente visibilmente dell’influenza di Kafka, descrive, tra lucidità e allucinazione, gli orrori del recente passato dell’Iraq e i tormenti cui sono sottoposti i profughi iracheni che cercano all’estero la salvezza.
Questa raccolta di racconti segue da vicino la prima raccolta di Blasim, Il matto di piazza della Libertà,del 2011. Tematica centrale dei racconti è il trauma della guerra, e le strategie elaborate dell’essere umano per superare tale trauma.
Tra gli spunti che emergono dai quattordici racconti che compongono la raccolta, tutta pervasa da un’atmosfera da incubo, si registrano la critica, velata di umorismo nero, ai rapporti tra Iraq e Occidente, il lato oscuro delle migrazioni clandestine, le difficoltà di integrazione dei rifugiati in Europa.
La narrazione, spesso sconvolgente e brutale, forgiata nel crogiuolo della guerra, ci racconta la storia di un’umanità che ha perduto l’innocenza.

OSSERVAZIONI

Quattordici racconti neri, che raccontano impietosamente, senza veli,l’inferno dell’Iraq dopo l’invasione americana del 2003.
Si tratta di racconti a volte macabri, sempre sconvolgenti, dove l’abisso della violenza e della crudeltà è svelato senza mezzi termini. Il lettore è catapultato in un universo dove l’assurdo, l’atroce eil disumano assumono sembianze familiari e quotidiane, proprio per questo più terribili.
L’atmosfera è quella, onirica e surreale, della narrativa horror, ma le vicende descritte sono terribilmente vere, spesso tratte da episodirealmente accaduti.
Un libro duro, sofferto, che colpisce il lettore come una pietra e non si lascia certo dimenticare in fretta.